Volete vincere il campionato, la Coppa nazionale o la Supercoppa? Andate sul sicuro: Zlatan Ibrahimovic, e non rimarrete delusi. Volete invece mettere il naso fuori dal vostro paese e magari provare a piazzare in bacheca qualche coppetta? Un'altra certezza vi sorreggerà: con Ibrahimovic non ci sarà verso di vincere qualcosa, quindi meglio orientarsi su un altro centravanti. Spesso spiegare il calcio coi numeri è un esercizio vano, o addirittura fuorviante, perché il mistero pallonaro ha spiegazioni che la ragione non può comprendere. Ma a volte le cifre parlano fin troppo chiaro. E scorrendo la carriera di Zlatan Ibrahimovic, 27 anni e mezzo, giunto alla nona stagione nel grande calcio internazionale, balzano all'occhio alcune cosette piuttosto chiare.
Per prima cosa con lo svedese si vince in carrozza il proprio campionato, come raccontano le ultime cinque stagioni. Con Ibrahimovic, nella stagione 2003-2004, l'Ajax si è aggiudicato il suo ultimo campionato olandese, prima del dominio del Psv Eindhoven, Nel 2004-2005 Ibra passa alla Juventus e per due anni i bianconeri vincono lo scudetto, anche se poi le sentenze di Calciopoli revocheranno i due titoli: ma "sul campo", come amano dire gli juventini, quegli scudetti vengono conquistati. Nel 2006 Ibrahimovic viene ceduto all'Inter e la storia si ripete: i nerazzurri si aggiudicano due campionati consecutivi, col terzo, quello attuale, fortemente orientato ancora verso l'Inter. Escluso il torneo in corso, dunque, Ibra ha vinto con le proprie squadre gli ultimi cinque campionati, e fanno sei negli ultimi sette se consideriamo anche il titolo del 2002 ancora con l'Ajax.
In questi anni sono arrivate anche coppe nazionali, d'Olanda e d'Italia, e supercoppe. Molto bene, si direbbe: con Ibra si vola. Guardate che numeri, quando gioca in campionato: 223 partite e 107 gol, dall'Ajax in poi. All'Inter, addirittura, 49 gol nelle 79 presenze totali di questi due campionati e mezzo, una media mostruosa, grazie anche alla doppietta di domenica scorsa che l'ha portato a quota 17 gol in questo torneo, eguagliando il suo record personale, già fissato un anno fa. Poi, ed è triste storia d'attualità, c'è l'altra faccia della luna, ben più oscura. L'Ibrahimovic da esportazione non funziona, non va. Lasciamo stare quella statistica imbarazzante tirata fuori giorni fa: in 16 gare a eliminazione diretta giocate in Champions League, Ibra ha segnato zero gol. Il che già è sufficiente per azzerare le discussioni. Poi ci sono le sue cifre assolute, come i 15 gol in 60 gare di Champions, ossia appena uno ogni quattro partite, oppure il suo ruolino di marcia con la nazionale svedese: 20 gol in 56 gare, quasi una rete ogni tre presenze. Robetta da attaccante di secondo piano, non da "crack". Per questo il mistero-Ibrahimovic continua, per questo le sue autocandidature al Pallone d'oro non hanno senso, almeno finché rimarrà forte coi deboli e debole coi forti, anche se lui domenica ha esultato mandando a quel paese i critici, che si limitano a interpretare i numeri. E' poi opportuno registrare gli strani mal di pancia dello svedese, che potrebbero allarmare l'Inter nei mesi a venire: "La prossima Champions? Dobbiamo vedere questo", ha brontolato Ibra, quasi facendo capire che potrebbero esserci problemi futuri col club, e addirittura ipotesi di cessione. Ma dietro c'è il suo manager Raiola, infuriato perché l'altro suo assistito all'Inter, Maxwell, è stato fatto fuori da Mourinho.
Di Andrea Sorrentino, tratto da
Repubblica.it